Da MARTEDì 12 Maggio 2026 a LUNEDì 18 Maggio 2026

Vent’anni di fotografia per il cinema italiano
A cura di Giovanni Fiorentino

Il legame tra fotografia e cinema si fonda sulla tensione tra l’istante fisso e il flusso del racconto. La fotografia non è solo la matrice del film, ma ne attraversa la produzione e la promozione, diventando spesso oggetto di riflessione sul confine tra realtà e finzione.

L’immagine della guerra

Il cinema trasfigura la guerra in memoria visiva. Attraverso opere come Romulus, L’abbaglio o Io capitano, la fotografia per il cinema riattiva
tradizioni pittoriche e cronaca quotidiana, mostrando come la violenza possa essere una narrazione costruita per aiutarci a guardare il presente. Lo sguardo sporco di sangue di Luigi Lo Cascio in The Bad Guy diventa così il nostro sguardo, esponendo la violenza che i media depositano su di noi.

Fantasmi e immaginario

Il cinema produce “fantasmi” — presenze instabili e memorie che sopravvivono — che la fotografia trattiene. Da Pinocchio a Vermiglio, emerge un panorama di vite possibili e realtà frammentate dove il sogno può confinare nell’incubo, popolando il nostro immaginario di identità fluide.

La scrittura di luce

La luce è la vera protagonista: rende leggibile l’immagine e ne svela l’artificio. Il fotografo di scena opera lateralmente, catturando ciò che resta fuori campo e mostrando gli ingranaggi del set. Francesca Ardau, Matteo Casilli, Francesca Cassaro, Massimiliano Cilli, Paolo Ciriello,
Giuseppe D’Anna, Federica De Benedetto, Fabrizio De Blasio, Greta De Lazzaris, Floriana Di Carlo, Gianni Fiorito, Andrea Gabellone, Lucia
Iuorio, Fabio Lovino, Aliocha Merker, Andrea Miconi, Lia Pasqualino, Andrea Pirrello, Azzurra Primavera, Emanuele Scarpa, Loris Zambelli – tutti concorrono a svelare l’artificio del circo e scomporre la luce. Non come effetto, ma come dispositivo. La fotografia – scrittura di luce –
si mostra nel suo farsi. La scena dei fantasmi diventa set.

Il sorriso e la distanza

L’ultimo movimento riguarda la leggerezza e l’ironia dei volti, i quali mostrano di essere consapevoli di essere immagini. Non è semplice ritrattistica, ma un modo per prendere distanza dalla realtà e guardare criticamente il mondo. In definitiva, lo sguardo fotografico nel cinema permette una forma di auto-osservazione lucida, necessaria per navigare tra realtà e finzione e per guardare diversamente l’arroganza del presente.